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Παρασκευή 23 Μαΐου 2014

Issue MAY 2014

Thanks especially to the Italian Team and the new journalists of all partners we are continuing to keep our european magazine alive.

Partners:
  • Istituto di Istruzione Superiore “G. B. Pentasuglia”, Matera, Italy
  • Izmir Konak Mersinli Ve Endustri Meslek Lisesi, Izmir, Turkey
  • Gimnazjum Nr 37 Z Oddzialami Integracyjnymi Im. K. K. Baczynskiego, Warsawa, Poland
  • Obchodna' akadémiaTopol’čany, Topol’čany, Slovakia
  • Upper Secondary School “Miltos Kountouras”, Nea Filadelfeia, Athens, Greece


Τετάρτη 27 Απριλίου 2011

AUGURI ITALIA!




AUGURI ITALIA!  150 CANDELINE PER TE!
 
Centocinquant’anni fa, quando la penisola italica era divisa in diversi stati, un esercito di cuori ribelli, I Mille, rischiarono la loro vita per unirla. Erano persone legate soprattutto dagli stessi ideali liberali e repubblicani. Guidati dal generale e patriota Giuseppe Garibaldi, lottarono per ottenere l’unione tanto desiderata della penisola e della popolazione stessa e così il 17 marzo 1861 il loro obiettivo fu raggiunto.

Quest’anno, a distanza di centocinquant’anni, questo evento lo ricordiamo tra festeggiamenti e approfondimenti storici. Per questo giorno speciale le scuole sono rimaste chiuse e grandi e piccini si sono riuniti nelle piazze delle loro città adornate da bandiere, festoni e palloncini. È stata per tutti una giornata emozionante tra concerti, rappresentazioni teatrali, mostre di documenti, animazioni di strada, bande, spettacoli di luce, discorsi toccanti e fuochi d'artificio sotto le stelle.
Questa ricorrenza ci ha spinti a riflettere su quanto sia importante condividere gli stessi ideali democratici e repubblicani. Un importante messaggio che dovrebbe essere recepito soprattutto da noi giovani, essendo il futuro dell’Italia. Noi dovremmo impegnarci a mantenere un clima di pace, serenità e spirito di collaborazione per una nazione migliore.

Mariangela Cuscianna, Oriana Loschiavo

HAPPY BIRTHDAY ITALY!
150 CANDLES FOR YOU!

One hundred and fifty years ago, when he Italian peninsula was divided into several states, an army of rebel hearts, "I Mille ", risked their lives to unite it. These people were especially linked by the same liberal and Republican ideals.
Guided by the general and patriot Giuseppe Garibaldi, they fought for so much desired the union of the peninsula and he population itself, and so on 17th March 1861 their goal was achieved. This year, after one hundred and fifty years, we celebrate this event with festivals and historical insights.
For this special day schools remained closed and people of all ages gathered in the streets of their cities adorned with flags, streamers and balloons. It was an exciting day for everyone among, theatrical performances, exhibitions of documents, street events, light shows, moving speeches and fireworks under the stars. This anniversary has prompted us to think about how important it is to share the same Republican and democratic ideals.
An important message that should be implemented especially by young people is the future of Italy. We should strive to maintain a climate of peace, serenity and spirit of cooperation for a better nation.

Mariangela Cuscianna, Oriana Loschiavo

Τρίτη 26 Απριλίου 2011

150 anni

150 anni

Il Re assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861".



1861 Nascita del Regno d’Italia

Queste sono le parole solenni che attribuiscono al sovrano la guida politica della nazione. Il nuovo sovrano avrebbe dovuto chiamarsi Vittorio Emanuele I ma per confutare ogni dubbio sulla gestione del Regno, rimarcò la continuità dinastica di casa Savoia.

Cavour dal canto suo era entusiasta, aveva ancora poco tempo da vivere ma ammirava l’Italia, la sua creatura era sorta da un variegato mosaico di stati preunitari nonché attraverso un lungo lavoro politico-diplomatico di alleanze con le potenze europee. Tra la prima e seconda metà del XIX secolo, la borghesia europea aveva abbandonato le idealità romantiche che l’avevano spinta al potere e si volse verso orizzonti realistici incarnati nella cultura positivista che ne legittimarono il potere. I sostenitori della vecchia monarchia erano ai margini, ma di lontano si profilava un nuovo e più temuto avversario: lo spettro del comunismo. Era un fantasma che turbava i sogni delle classi dirigenti e si poneva come forza alternativa per la conquista di spazi di potere in virtù di una poderosa ideologia antagonista. Per Cavour però il potenziale anarchico e socialista riguarderà le generazioni future. Egli aveva assolto il suo compito: aver fatto l’Italia e soprattutto non averla fatta fare a Mazzini.

Correva l’anno 1861 e gli ideali del Risorgimento erano esaltati dalla stampa ufficiale, nelle sparute scuole e tramandati negli angoli più remoti della nostra nazione, attraverso una tradizione orale condita con il carattere mitico e fantastico.



1911 I primi 50 anni dell’Unità

Il fermento patriottico è sempre acceso ma si assiste alla pericolosa mutazione genetica del concetto di nazione della cultura romantica nel nazionalismo della Belle Epoque. La nazione manzoniana “una d’arme, di lingua, d’altare,/ di memorie, di sangue e di cor” diventa “La Grande proletaria si è mossa” pronta alla guerra intesa come “sola igiene del mondo”. Non è più l’Italia degli accordi di Plombieres, il nostro paese non è più legato alla nazione sorella dalla quale era scaturita la prima scintilla di libertà, allorquando il trionfale ingresso di Bonaparte in Milano aveva scosso dal torpore gli animi dei primi patrioti.

È invece l’Italia della Triplice Alleanza, del patto innaturale con il nemico storico del Risorgimento, l’Austria, sui cui stendardi oltre all’aquila imperiale campeggiava, si era detto, l’obbrobrio di un giuramento tradito. Prima di giungere ai 50 anni di unità si passa attraverso la III guerra d’indipendenza, la presa di Roma, la fallimentare politica coloniale di Crispi ma anche la repressione interna, la legge Pica, il presidio dell’esercito al sud sostenuto dalla cultura ufficiale e dalle farneticazioni lombrosiane.

I festeggiamenti comunque sono organizzati dalla classe dirigente liberale che s’identifica nella figura di Giovanni Giolitti, l’uomo politico che aveva sanato i rapporti con la Santa Sede dopo la frattura del non expedit. Sono gli anni dell’industrializzazione, pur in zone limitate, della politica collaborativa tra i liberali progressisti e il riformismo socialista. Giolitti era riuscito a imbrigliare gran parte della forza di sinistra nell’alveo del socialismo gradualista che dal canto suo aveva mietuto copiosi risultati: miglioramento delle condizioni di lavoro, primi esempi di assistenza sanitaria, e previdenziale, azioni a sostegno delle donne e dei bambini, istruzione elementare obbligatoria.

Il 1911 è l’anno della guerra di Libia, tardivo corollario alla già affermata opera di colonizzazione delle potenze europee. Dietro gli splendori delle mostre, della cultura e del progresso, dietro la patinata vetrina europea però si celano terribili le contraddizioni sociali, le antiche rivalità tra gli stati, si avverte quasi una fiacchezza morale, un fastidio di civiltà. Poi assisteremo “all’inutile strage” del I terribile conflitto mondiale, agli stati totalitari e al collasso della civiltà liberale.

Correva l’anno 1911. I cinquanta anni sono festeggiati in modo solenne. Cavour, Mazzini, Vittorio Emanuele II e Garibaldi sono ancora fulgidi esempi e pur sempre i grandi padri della patria venerati tra i banchi di scuola e ricordati nella toponomastica delle città.



1961 Si celebrano i 100 anni dell’Unità

I cento anni di Unità si celebrano all’insegna della crescita economica. Il nostro paese è inserito nella ferrea logica del mondo bipolare. L’Italia è un paese con vistose peculiarità: porta ancora con sé il peso della guerra, un peso materiale e morale. E’ un paese sconfitto, ha partorito ed esportato uno dei primi esempi di regime totalitario. Allo stesso tempo è presente il più grande Partito Comunista dell’Europa occidentale. La frattura all’interno del campo politico ha radici profonde, tuttavia conclusa l’esperienza centrista, si assiste quasi increduli a una rigogliosa crescita economica. Il cosiddetto miracolo economico che ha il suo apice tra il 1958/1963, segna una forte spinta verso la modernità.

Reti autostradali, motorizzazione, diffusione di elettrodomestici e TV costituiscono la caratteristica di questi anni, anni in cui si assiste anche al mutamento del costume e della società. Per il momento a garantire la felicità dell’uomo comune sono le tre M (mestiere, moglie, macchina) ma si gettano sin da ora le basi per i nuovi idoli (Marx, Marcuse, Mao) le nuove e rivoluzionarie M della contestazione in Europa e in Italia. Gli anni Sessanta assistono all’elaborazione di una nuova ideologia alternativa, terzomondista, pacifista e femminista che sorge sul tronco del marxismo ortodosso.

 Correva l’anno 1961.  Parole come patria, nazione, unità, tricolore hanno perso il loro fascino, anzi sono pronunciate sottovoce perché di sapore nostalgico, causa l’uso distorto e propagandistico che ne fece il regime fascista. Lo spirito patriottico si trascina stancamente nelle aule scolastiche, dove a tratti si respira ancora lo spirito idealistico-gentiliano.

Sono più allettanti termini sovranazionali, ONU, Patto atlantico, Socialismo, internazionalismo. L’orizzonte nazionale appare troppo angusto in un mondo dove non si può non scegliere da che parte stare.



2011 ovvero 150 anni dell’Unità

La società è quella post-industriale, nel mondo esiste una sola superpotenza uscita vittoriosa dalla II guerra mondiale e dalla guerra fredda accanto a un’altra che si affaccia, la Cina dagli sviluppi inaspettati e a tratti inquietanti. Cessato il pericolo del comunismo per le società liberal-capitaliste si aggira lo spettro dell’Islam radicale e di un mondo disperato che bussa alle porte del fortino dei paesi ricchi. L’Italia ha consumato la crisi della I Repubblica e il mancato decollo della seconda. Tutte le forze politiche si uniscono intorno al tricolore anche coloro che vivevano nel mito delle stelle e strisce o della rivoluzione d’ottobre. La nazionale di calcio e qualche compassato momento celebrativo perdono così il loro monopolio, tutti cantano l’inno dello sconosciuto Mameli persino i giocatori di calcio. È reintrodotta la festa della Repubblica, un tempo intesa come rigurgito militarista e nazionalista.

     Parlare di nazione e patria, ora che sono caduti gli steccati della guerra fredda non fa più paura; il passato tuttavia ritorna e anche la celebrazione non ha visto tutti concordi. Nel momento in cui si festeggiano i 150 anni, sono in edicola,  guai se non fosse così,  testi che parlano dell’antirisorgimento o del risorgimento tradito. Terroni e Polentoni sono solo due di una serie innumerevole pubblicazioni che indagano sul lato oscuro di quel periodo; non è nuova tale prospettiva, il Risorgimento mancato è presente sia nei Quaderni del carcere di Gramsci sia nella narrativa meridionalista che passa attraverso l’asse I Viceré, I vecchi e i Giovani e il Gattopardo.

Il giudizio di Gramsci ad esempio è senza appello : “I liberali concepiscono l’unità come allargamento dello Stato piemontese e del patrimonio della dinastia, non come movimento nazionale dal basso, ma come conquista regia…”.

Dovunque esercito, coprifuoco, pena di morte eseguita con estrema facilità; deportazione sulle montagne del nord; prefetti e sindaci piemontesi, di nomina governativa, in quelle terre che si proclamavano “liberate”, e, infine, l’acquisizione della complicità di parte della nobiltà e della borghesia meridionale con la cessione di terre del demanio, di proprietà ecclesiastiche confiscate, e di posti a sedere nel Senato di nomina regia, e cioè, ancora una volta, piemontese.

Fratelli d’Italia! Dirà qualcuno. Anche Caino e Abele erano fratelli si potrebbe rispondere. Ma questo ora a cosa serve? L’Italia ha avuto una lunghissima gestazione ma un frettoloso parto. Molti furono i lati oscuri, le insufficienze ma forse quella cavouriano-sabauda fu l’unica via per ottenere un risultato che la Spagna, l’Inghilterra, la Francia ad esempio avevano conquistato secoli addietro.

Corre l’anno 2011. Il compito della scuola non è legittimare un Risorgimento delle classi dirigenti né quello di inneggiare ai briganti e ai Borboni ma analizzare il periodo attraverso una riflessione critica, inserendo fatti, circostanze, personaggi e moltitudini nelle coordinate del tempo senza mai dimenticare l’orgoglio di appartenere a una nazione culla di cultura e civiltà.



 Prof. Giancarlo Minardi

ABOUT THE “MILLE”…

A PROPOSITO DEI MILLE…
Tra i Mille di Garibaldi, un ruolo considerevole lo ebbe Giambattista Pentasuglia, a cui è intitolato il nostro istituto. Egli nacque il 2 Novembre 1821 a Matera, dove frequentò per alcuni anni il seminario. Successivamente, però, influenzato dalle idee liberali, era un repubblicano, abbandonò la sua città natia e partecipò a varie spedizioni militari nel processo dell’unità d’Italia. Nel 1848 si laureò in Fisica a Torino e svolse importanti incarichi nel campo delle telegrafia. Egli, partecipando alla spedizione dei Mille, contribuì all’unificazione della penisola interrompendo le comunicazioni con l’esercito borbonico tagliando i fili del telegrafo dell’Ufficio di Marsala.

La casa regnante borbonica si opponeva all’unificazione della penisola. Successivamente Pentasuglia si occupò delle comunicazioni telegrafiche in tutto il Regno e, inoltre, pubblicò un manuale di telegrafia primo in Italia. Per le sue gesta fu premiato con medaglie d’oro e diversi riconoscimenti.

Morì a Matera nel 1880 e, in occasione dei centocinquant’anni dell’Unità, per ricordarlo è stata posta una statua che lo rappresenta nella Villa Comunale, ora Villa dell’Unità d’Italia, di Matera. Noi studenti dell’I.T.I.S G.Pentasuglia lo ricordiamo non solo per le sue imprese nel processo di unificazione italiana, ma soprattutto per essere stato uno dei primi esperti italiani di telegrafia.

                                                                                                       Mariangela Cuscianna, Oriana Loschiavo


ABOUT THE “MILLE”…
Giambattista Pentasuglia, after whom our institute was named, had a considerable role among “I Mille” of Garibaldi. He was born on 2nd November 1821 in Matera, where he attended the seminary for a few years. Subsequently, however, influenced by liberal ideas, he was a Republican, left his native town and participated  in various military expeditions in the process of the unification of Italy. In 1848 he graduated in physics in Turin and held important positions in the field of telegraphy. 
He took part in the expedition of “I Mille”, contributed to the unification of the peninsula interrupting communications with the Borbonie army cutting the telegraph wires of the Office in Marsala. The Borbonie royal family objected to the unification of the peninsula. Then Pentasuglia worked on telegraphic communication throughout the Kingdom and also published the first telegraphy manual  in Italy. 
For his exploits he was awarded gold medals and other awards. He died in Matera in 1880 and, on the occasion of the celebration for the one hundred and fifty years of the Unity, to remember him, a statue has been built, which represents him in the Villa Comunale, now Villa Unification of Italy, in Matera. We, students at I.T.I.S  “G.Pentasuglia” remember him not only for his contribution in the process of Italian unification, but also for being one of the first Italian experts in telegraphy.

Mariangela Cuscianna, Oriana Loschiavo

Τρίτη 1 Μαρτίου 2011

Dear mom... I am pregnant!

DEAR MOM, I WANTED TO TELL YOU THAT I AM PREGNANT

This time, the stork is not matter, responsible it’s just about the great stupidity which seems to have infected many young people and now is spreading almost as an infectious disease.

Girls and boys who become teenage parents, without considering the consequences, having in their head just the idea: "I did it and I feel cool." Because today it seems that virginity is something that the sooner you lose it, the sooner you grow up and growing up is compared to a sudden and impulsive act that sometimes requires unpleasant choices and consequences. Sex at that age is no longer seen as a taboo, but as a reason to feel important and at the same time to try something that everyone considers extraordinary. But in the end what is extraordinary in having an intercourse so early? True, it is often said "I love him”, but we must say that love at this age is very simple, sometimes trivial and certainly not lasting. And the baby, what is his future without a parent? And another question is what have they invented condoms for?

In recent years the rate of single mothers aged twelve to sixteen has increased by 14% and is steadily growing. The reasons why there is this sudden birth "boom" birth are varied and depend on a number of factors. First of all: the misinformation.

There are many guys in fact, who consider sex a game, and believe that it should be done as soon as possible. I suppose this is due to a lack of "emotional involvement" of their parents in the sexual life of children, and a disregard of the sons to ask for more information.

Another important factor is that more and more often television now offers movies and TV series where the sex scenes are violent and not true, but kids want to imitate them just finding them real. And from there teenage marriages start, needed, because the girl is pregnant.
The girls themselves often do not realize the risks they face. At fifteen, the chances to have an abortion are high because the uterus is too small and caesareans are frequent.

Is it really worth while?
Martina Andrulli

CARA MAMMA, VOLEVO DIRTI CHE SONO INCINTA

Stavolta la cicogna non c’entra, è solo merito della grande stupidità che sembra aver contagiato molti giovani e che adesso dilaga quasi fosse una malattia infettiva. Ragazze e ragazzi che diventano genitori in età adolescenziale, senza pensare alle conseguenze, avendo per la testa solo l’idea del “l’ho fatto e mi sento un figo!”. 

Oggi sembra che la verginità sia qualcosa che prima la perdi e prima diventi grande e crescere è paragonato ad un gesto improvviso ed impulsivo che talvolta comporta scelte e conseguenze spiacevoli. Il sesso a quest’età non è più visto come un tabù ma come un motivo per sentirsi importanti ed allo stesso tempo per provare qualcosa che tutti reputano straordinario. Ma alla fine cosa c’è di straordinario nell’avere un rapporto così precoce? È vero, spesso si dice “io lo amo”, ma bisogna pur dire che l’amore a quest’età è molto semplice, talvolta banale e soprattutto non duraturo. E il bambino, che futuro ha senza un genitore? E un ulteriore domanda da porsi è «i contraccettivi che li hanno inventati a fare?».
Negli ultimi anni il tasso di ragazze madri dai dodici anni ai sedici è aumentato del 14% ed è in costante crescita. I motivi per cui vi è questo “boom” improvviso di nascite sono i più svariati e dipendono da una serie di fattori. Primo fra tutti, la disinformazione. Molti sono i ragazzi, infatti, che reputano il sesso un gioco, e credono che vada fatto il prima possibile. Questo è dovuto, suppongo, ad una mancata “partecipazione emotiva” dei loro genitori nella vita sessuale dei ragazzi, ed una noncuranza dei figli nel chiedere maggiori informazioni. 

Un altro fattore importante è costituito dalla televisione che sempre più spesso, ormai, propone film e telefilm dove le scene di sesso sono violente e non veritiere, ma che i ragazzi vogliono imitare trovandole più che giuste. E da lì partono i matrimoni in età adolescenziale, fatti per necessità, perché la ragazza è rimasta incinta.

Le stesse ragazze spesso, non si rendono conto dei rischi a cui vanno incontro. A quindici anni le probabilità di abortire sono elevatissime poiché l’utero è troppo piccolo ed i tagli cesarei sono molto frequenti.
Ne vale realmente la pena?

Martina Andrulli

Notre Dame de Paris, a novel...

Notre Dame de Paris in one of the best know novel by Victor Hugo, published when he was 29.

The story starts in 1482 in Paris, where the characters events intertwine: Quasimodo, Esmeralda and Frollo.
The real centre and soul of the story is the cathedral, with its gothic stones, heart of Paris and stage of the main characters:  Gringoire, crazy poet, who gets lost in Corte dei Miracoli, and the other characters.

Notre Dame de Paris is a historical novel where descriptions of people, places and moments are very accurate. The novel is full of strong emotions and events, sometime parts of it are very slow and boring. However when entering into the true story, reading is very lovely, sprint and exciting. The love story becomes sweety and full of emotions.

The description of the Gobbo’s emotions are really extraordinary and the last page is the romantic and lovely image of true love and strong passion.
  Ileana Azzone
Notre Dame de Paris

Notre Dame de Paris è uno dei romanzi più famosi di Victor Hugo.
Pubblicato all’età di 29 anni, fu accolto con successo riuscendo a superare senza problemi la critica del tempo.
Il libro è ambientato 1482 a Parigi, dove si intrecciano le vicende dei personaggi principali: Quasimodo, Esmeralda e Frollo.
Centro reale e pulsante del romanzo è proprio la cattedrale, con le sue pietre gotiche, cuore di Parigi e palcoscenico dei protagonisti principali: Gringoire, poeta pazzo e girovago che si perde nella Corte dei Miracoli ed i personaggi comprimari.
Notre Dame de Paris è un romanzo storico in cui sono ampliamente, persino troppo accuratamente, descritti i luoghi in cui si intersecano le vicende dei personaggi e si scoprono i caratteri degli stessi.
Nonostante l’intero romanzo sia un avvicendarsi di emozioni forti e coinvolgenti, alcune parti sono sicuramente lente, più che altro per la difficoltà nello star dietro ad alcune descrizioni paesaggistiche che talvolta entrano eccessivamente nel dettaglio.
Tuttavia, però, entrati nella storia vera e propria, nel cuore del libro, la lettura diventa scorrevole e intensa, la storia d’amore diventa dolcissima e struggente.
Pur coscienti dei numerosi handicap del povero gobbo, uno dei personaggi più interessanti, oltretutto cieco e sordo, per mancanza di amici e per la vicinanza alle assordanti campane, la descrizione dei suoi sentimenti e dei suoi stati d’animo è qualcosa di straordinariamente unico, capace di turbarti come davvero poche cose al mondo. La pagina finale è la commovente e dolce immagine di un amore vero e puro.

Ileana Azzone

Notre dame view from Montparnasse Tower